venerdì 16 ottobre 2015

[Book] Chuck Palahniuk - Cavie



Buonasera a tutti!
In questo venerdì, l'ultimo prima del weekend, ho deciso di parlarvi dell'ultimo libro che ho letto: Cavie di Chuck Palahniuk, celebre autore di Fight Club.
Ammetto che la scelta non è molto felice, essendo un racconto che si potrebbe definire come un pugno nello stomaco. Soprattutto considerato il fatto che molti non lo considerano il migliore dell'autore e poco adatto per iniziare la lettura di questo scrittore.
Ma ciancio alle bande (cit), come diciamo sempre immergiamoci in questa recensione.

La trama dal sito ibs.it è la seguente:
Sono stati portati in un teatro abbandonato di una città ignota, sono quindici, e ognuno di loro ha risposto all'annuncio di un "luogo di ritiro per scrittori" dove potersi isolare per novanta giorni e scrivere il proprio capolavoro. Ma le cose non vanno proprio come previsto e i protagonisti iniziano a raccontarsi storie sempre più estreme in un moderno "Decamerone" e a mettere in atto spietate strategie per mettersi sotto la luce migliore quando l'inevitabile salvataggio li porterà alla gloria. Con lo stile grottesco e dark che caratterizza i suoi scritti, Palahniuk offre una parabola serrata e devastante sulla spasmodica caccia alla fama e alla celebrità.

La stessa trama definisce questo libro come un Decameron moderno, a cui possiamo aggiungere anche l'accostamento narrativo del Canterbury Tales, dove un gruppo di personaggi si racconta delle storie. Qui l'impianto è lo stesso anche se l'atmosfera risulta molto macabra.
La trama del ritrovo degli scrittori è il filo rosso che conduce il lettore fino alla fine del libro e viene, nel suo corso, spezzettato da poesie e racconti dei personaggi presenti. Per quanto questo stile sia a volte criticato perchè la lettura diventa intervallata e il lettore può avere difficoltà, affrontare una lettura simile per me non è stato affatto difficile. Palahniuk è tanto abile a riprendere il filo della trama su cui si appoggiano le sottotrame e i racconti, che la lettura diventa godibile e anche molto veloce nel voler proseguire le pagine.
In generale è un libro molto forte: già la storia principale presenta aspetti decisamente macabri e molto splatter. Questi aspetti sono presenti anche nei racconti che spezzano la lettura, in un crescendo sempre più grottesco. Tali elementi mettono a dura prova il gusto e la sensibilità del lettore che si sente toccato, nella propria emozione e nel proprio grado di impressione, da quello che legge. Ma l'elemento che ho trovato interessante nel racconto di Cavie è come Palanhiuk non usi uno stile forte per il semplice desiderio di voler "disgustare" il lettore: ogni volta che mi sono trovata davanti ad elementi forti non ho mai provato un senso di schifo ma ho sempre provato quel senso di "impressione" e restare senza parole. E se in un primo momento restavo interdetta, nel secondo momento ho iniziato ad analizzare le varie chiavi di lettura che lo stesso autore offre nella sua opera: prevalentemente critiche e spunti di riflessione interessanti sulla società e sulla persona umana.

La chiave della trama principale risiede sulla ricerca della notorietà da parte dell'uomo, quei famosi 15 minuti citati da Warhol. E non è un caso che l'ambientazione scelta sia un teatro, il luogo per eccellenza dove si mette in mostra una recita e si veste una maschera. Come non è un caso che l'uomo, per ottenere il successo, spesso si vesta di un costume e di una maschera che non gli appartiene. I personaggi nel loro ritrovo subiscono una sorta di distruzione di sè stessi che avviene sia sul piano fisico che sul piano psicologico, con una lucidità che viene sempre di più ad abbandonarsi a favore di una natura più istintiva e irrazionale.
Ogni personaggio rappresenta una visione dell'uomo e la narrazione è affidata ad un io-narrante non meglio specificato, che nel corso della lettura -in linea anche con la perdita di lucidità- diventa sempre più indefinito perchè tutti i personaggi possono diventare (e diventano) l'io narrante della storia.

Ho apprezzato tantissimo questo racconto. Per quanto abbia sfumature decisamente splatter e decisamente forti, il "disgusto" è un qualcosa che viene mitigato quando si inizia a riflettere sull'interpretazione che si può fare dal racconto: ogni elemento è funzionale alla satira che viene fuori dalla lettura e alcuni aspetti appaiono tanto grotteschi da risultare anche comici.
Vi lascio con una citazione del libro che ho trovato particolarmente bella:

"Ci sono storie, diceva, che quando le racconti ti consumano. Sono quelle in cui il pathos si appanna, e ogni versione suona più sciocca e vuota della precedente. Altre storie, invece, consumano te. Più le racconti, più acquisiscono forza. Quel tipo di storie non fa che ricordarti quanto sei stato stupido. Quanto lo sei ancora. E quanto lo sarai sempre. Raccontare certe storie è come suicidarsi".

Voto: 8,5/10

L8D

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